IL GRANDE LAVAGGIO DELLA MEMORIA

Qualche giorno fa, ascoltando una radio locale, mi è capitato di sentire un intervista ad un artista con la passione dei fumetti e dei film sui personaggi Marvel.
In particolare questo artista affermava di amare molto un personaggio di questa serie, il Soldato d’inverno.


Egli durante la trasmissione lamentava il fatto che nelle trasposizioni cinematografiche, non solo il suo personaggio preferito, ma tutti quelli storici della serie, siano stati resettati dei loro caratteri originali e umanizzati, ammorbiditi, conformati alla cultura “politicamente corretta”.


Non più super eroi impavidi e spavaldi dotati dei loro poteri soprannaturali, ma adattati a uomini con paure e dubbi come esseri umani qualsiasi.


A pensarci, anche a me, appassionato di letteratura medioevale e in particolare del ciclo arturiano, un paio di anni fa mi era capitato di vedere un film su Re Artù, uno dei tanti King Artur dalle trame rivisitate uscite al cinema, rimanendone basito.


La trama era ambientata in una Londra medioevale, già multirazziale come la conosciamo oggi, dove in effetti mancava solo il fast food o il pizza-kebab.


Lì viveva un giovane Artù, inconsapevole di essere il figlio di Re Lothar, allevato in un bordello, ridotto a capobanda di un quartiere.


La trama ovviamente non aveva nulla a che fare con la narrazione originale letteraria, le ambientazioni evidentemente scopiazzate dalla serie del Signore degli Anelli, nel complesso un insipido polpettone buono per le coppiette che si sbaciucchiano in sala senza guardarlo.


Non hanno certo goduto di un trattamento migliore altre pellicole che mi è capitato di vedere, ispirate all’Odissea di Omero o ad Alessandro Magno.


Ma cosa hanno in comune tutte queste mistificazioni cinematografiche?
I registi non si sono limitati a trasformare i caratteri dei personaggi o cambiarne la storia personale, ma ad inventare persino i contesti sociali, come una sorta di Ministero della verità Orwelliano.


Il nuovo Soldato di Inverno o il nuovo Re Artù, non ragionano più come uomini del loro tempo, ma come persone nate oggi, con la mentalità del regista.


Un ragazzino che guarda King Artur e non ama troppo leggere i libri di storia, penserà che la Londra del medioevo non fosse abitata da sassoni, normanni, gallesi o scozzesi; ma già allora da asiatici, africani e indiani.


Quindi creano un passato mai esistito, per rendere normale il presente.
Sicuramente un film di quel genere non darà mai le romantiche, spirituali e avventurose sensazioni di un testo di Chretien de Troyes o di un Thomas Malory; ma solo la rozza e distorta visione del mondo rivista ed evirata del baraccone Hollywoodiano.
A darmi coraggio sul fatto che non tutto è perduto, ci ha pensato proprio l’artista intervistato alla radio, che ha deciso di girare dei film a puntate da lui prodotti, dove sarà egli stesso ad interpretare il Soldato di inverno, restituendogli la sua personalità e dignità.


Da parte mia, mi impegnerò come ho sempre fatto, a proporre i testi originali delle opere Classiche e libri di storia non mistificati dal nuovo Ministero della verità progressista.

Adriano

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