RACCONTO DAL FUTURO

Eccolo lì, il mio piccolo Roman, l’ho beccato di nuovo che attraversava la strada con il rosso, questa
brutta abitudine deve averla presa dal nonno italiano, il sottoscritto, proprio come me infatti non
riesce proprio a stare fermo, non ha proprio la percezione del pericolo.
Roman ha nove anni, frequenta la terza classe dell’istituto Volodymyra di Leopoli, la sua scuola è
solo a 800 metri da casa sua, ma c’è da attraversare quella cavolo di strada, ed io dalla mia finestra
lo vedo sempre attraversare senza curarsi del semaforo.
Hai voglia a rimproverarlo, da qui proprio non mi sente.
E’ bravo a scuola, gli piace molto la matematica, su questo non ha preso sicuramente dal nonno e
dal papà, gli piace fare sport, ma con mio sommo dispiacere non gli piace andare in bicicletta, glie
ne regalai tutto orgoglioso una bellissima per i suoi 8 anni, ma tuttora giace impolverata in un
angolo della sua stanzetta, un duro colpo per il nonno ciclista.
Da un mese ha una sorellina, la mia adorata Tatjana, ha gli occhi di sua madre Sasha, ma è di
novembre come il papà, un altro Scorpione, ed infatti è già una rompiscatole come Volodja da
bambino, si fa sentire di giorno e di notte, si vede che ha molto da dire, sono sicuro che quando avrà
la parola sarà un ciclone, non vedo l’ora di sentirla bombardare di domande mamma e papà.
Sasha e il mio Volodja si conoscono da quando avevano 7 anni, sono cresciuti assieme nell’istituto
per orfani sociali di Leopoli, hanno condiviso tutto insieme, la brodaglia della mensa, le squallide
aule, le marachelle con le ovvie sgridate, la lontananza dalle loro famiglie, persino le lezioni di lotta
greco-romana.
Lei più dolce e paziente, ma decisa, lui più irruento e dispettoso, ma solo per soffocare una terribile
mancanza di affetto.
Ho dovuto dare tutto me stesso negli anni della sua infanzia per riempire quel suo vuoto, ma in
cambio lui ha riempito il mio.
Non immaginavo che un giorno si sarebbero sposati, forse perchè li vedevo troppo fratello e sorella.
La mattinata è volata in fretta tra una riflessione e un ricordo ormai lontano e il mio Roman sta
uscendo da scuola correndo.
Con mia grande sorpresa però questa volta si ferma davanti al semaforo rosso, di colpo, come se
una voce o una mano invisibile lo avesse fermato.
Tra una settimana sarà il suo compleanno, per i suoi 10 anni come regalo, avevo deciso di fargli fare
il primo viaggio in Italia.
Ma purtroppo non credo che il Grande Padre eterno mi darà la libera uscita per andare alla sua festa,
dovrò cantargli s’dnem narodshennia tebe, buon compleanno a te, dalla solita finestra del cielo da
cui lo osservo tutti i giorni.
Accidenti a me e a quell’ennesimo semaforo rosso che non ho rispettato, tornavo di corsa a casa in
bici per andare a vedere l’ultima tappa del Giro d’Italia, ma quella macchina che mi ha centrato in
pieno ha messo fine al mio di giro, quello della vita, ultima tappa con gran premio nei Campi Elisi.
Va beh, nella vita non tutte le storie sono a lieto fine, per lo meno ho fatto in tempo a tenere in
braccio la piccola Tatjana.
Avrei voluto essere ancora il fedele gregario dei miei nipotini, come lo sono stato per Volodja, ma
forse potrò fare qualcosa anche da qui, e mettere la mano invisibile ogni volta che la corsa della loro
vita sarà in salita.
Adriano

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