Cari ragazzi, devo darvi una brutta notizia, vi stanno togliendo il futuro da sotto i piedi, come mi
aveva avvertito qualche anno fa l’alpinista Walter Bonatti quando ero anche io un ragazzo,
credetemi, quell’uomo il mondo lo conosceva bene.
Vi stanno togliendo prima di tutto il senso della realtà, per imprigionarvi in un regno della paura
economico-sanitario, nelle comunità virtuali dei social network, nelle mode e nelle abitudini dettate
dalle multinazionali come Amazon o Facebook.
La vera rivoluzione che potete fare è semplicemente quella di uscire di casa per respirare dopo
avere buttato via le mascherine, incontrarvi con i vostri amici al parco e parlarvi guardandovi negli
occhi, senza doverlo fare tramite uno smartphone.
Raccontate tra di voi i vostri veri sogni e le vostre vere paure, senza avere timore di essere fuori
moda, conoscetevi davvero.
Poi andate dai vostri amici e i compagni di classe e ditegli senza paura che vi stanno fregando, che
avete il dovere di battervi per un paese dove le persone non siano al servizio dell’economia, semmai
il contrario.
Non cercate risposte dai falsi idoli fabbricati dall’industria progressista come Greta Thumberg,
Fedez, Roberto Saviano, Michela Murgia, Barack Obama o il Black lives matter, scovate voi il
marcio della società e siate voi padroni della vostra rivoluzione.
Buttate via i libri di scuola copia-incolla che servono ad arricchire l’industria dell’editoria scolastica
e pretendete dai vostri professori che sia il loro talento di insegnanti a istruirvi sulle materie.
Lottate per avere spazi ricreativi all’interno delle scuole per fare sport, cultura, arte, programmare
viaggi ed escursioni, spazzi dove vivere e socializzare che non siano i centri commerciali o i fast
food.
Buttate via le “canne” che la vostra giovane adrenalina è più che sufficiente per spaccare il mondo.
In fine andate dai vostri genitori, tirateli via dal divano mentre si rimbambiscono davanti a Netflix,
portateli in piazza e chiedete ai rappresentanti istituzionali, se ancora hanno un minimo di dignità,
di non essere governati dalle banche o da piazza affari, ma secondo i criteri di una società dove il
dovere venga prima del diritto e dove lo stato sociale torni in mano allo Stato e non ad avidi privati.
Lottate per una nazione spirituale non per un paese sottomesso al materialismo.
Non dimenticate ovviamente di venire a suonare il mio citofono e portarmi con voi in quella piazza,
perchè anche il sottoscritto purtroppo si è dimenticato cosa sia il profumo della strada per diventare
un pigro rivoluzionario da tastiera.
Adriano


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