CAPITOLO 2°L’UMILTA’ DEL CAMPIONE

Avevo più o meno dodici anni, quando mi recai con una bici sgangherata di seconda mano, in un
bellissimo e grande negozio di biciclette di Celle Ligure, località dove mio padre mi portava tutti gli
anni in vacanza.
Quel negozio per me era il paese dei balocchi, piena di biciclette di ogni tipo, ma erano quelle da
corsa che mi facevano luccicare gli occhi e sapevo che prima o poi uno di quei meravigliosi
destrieri di acciaio e alluminio, sarebbe stato mio.
Ma io in quel momento ero lì per fare riparare il mio ronzino, mi trovai al cospetto di un anziano
meccanico di biciclette, gli spiegai il problema e lui in pochi minuti me la riparò, senza chiedermi in
cambio una lira, anzi, raccomandandomi attenzione se andavo sulla via Aurelia.
Quel signore generoso non era un meccanico qualunque, era Giuseppe Olmo, un grande campione
degli anni sessanta che aveva vinto due Milano-Sanremo e numerose tappe al giro d’Italia, oltre ad
essere il proprietario e costruttore delle bici che mi facevano sognare.
Una grande istituzione sportiva e un imprenditore di successo, che tuttavia non era dimentico delle
sue umili origini, per questo motivo aiutava spesso senza nulla chiedere in cambio, i ciclisti male in
arnese.
Per me è stato un onore vent’anni dopo, partecipare alla gara in sua memoria che si correva a Celle
tutti gli anni, nel correrla mi sono sempre impegnato al massimo, senza risparmiarmi, lo dovevo alla
memoria di quell’uomo eccezionale che avevo avuto la fortuna di conoscere.

Adriano

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