LETTERA A MIO FIGLIO

Grugliasco 30/05/21

Mio Caro Volodja

Da quando ci siamo incontrati dieci anni fa, ti ho scritto molte lettere, sempre allegre, protettive e piene di disegnini colorati.

Adesso però hai sedici anni e qualche discorso più impegnativo possiamo iniziare a farlo, sei d’accordo?

Non ho mai avuto molto da insegnarti sulla vita, già nei tuoi primi anni te la sei passata maluccio, scoprendo quanto possa essere dura, e imparando che spesso bisogna cavarsela da soli.

Però forse, anche grazie a questo, hai già le idee chiare su cosa vuoi fare da grande, sicuramente più chiare di quanto non le avevo io alla tua età.

Lo so che fai spesso il galletto con le tue amiche, che ogni mese esci con una diversa, alla tua età è normale, ma ricordati che quando donerai davvero il tuo cuore a una di loro, dovrai amarla e coltivarla come il tuo fiore più prezioso.

So anche che ti piace la musica RAP, per le mie orecchie indigesta, ma non più di quanto non lo fosse per i miei genitori, la “robaccia” che ascoltavo io.

So che cantano di rabbia interiore, denunce sociali e spesso di politica, niente di nuovo, una volta si chiamavano, cantanti “impegnati”.

Anche per me è sempre stato importante battermi sul campo per le mie idee, nel tentativo di migliorare almeno un pezzetto di mondo, secondo la mia visione.

Ma a differenza dei cantanti impegnati, le mie battaglie non le ho mai vendute un tanto al disco, al CD o al concerto.

Questo non sopporto di tutti loro, le idee si donano, non si vendono, le rivoluzioni non si comprano con la Visa, per queste cose si da tutto e non si chiede nulla in cambio.

Scusami cucciolo, se ti ho fatto una testa così, ma noi genitori siamo sempre pedanti quando raccontiamo delle nostre cose.

Tu ascolta pure il tuo amato Rap, esci con le tue amiche, realizza il tuo sogno di diventare un grande cuoco, vivi secondo le tue idee.

Io continuerò, senza intromettermi nelle tue scelte, a proteggerti dal vento e dalle tempeste della vita, come il tuo più fedele gregario, finché avrò un alito di fiato, fino a quando, come diceva Rocky Joe, non avrò più niente da bruciare, solo le mie bianche ceneri.

Ti abbraccio

Il mio cuore è tuo

Papà Adriano

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