Nella mia vita ho cavalcato per molti anni augurandomi di incontrarli, non solo passeggiando nei viali di Parigi, attraversando la verde Provenza o scalando il Col du Galibier, ma in qualsiasi avventuroso viaggio mi sia trovato a fare negli ultimi vent’anni.
Vorrei incontrarli per chiedere loro, come si possa con il trascorrere degli anni rimanere fedeli a se stessi e ai propri ideali, malgrado le disillusioni e le legnate della vita.
Come facciano a dominare la paura in ogni circostanza, ma soprattutto come si riesca a convivere con i propri incubi e fantasmi interiori, senza esserne sopraffatti.
Ma forse è proprio nelle loro furiose schermaglie, nelle decine di bottiglie di Bordeaux scolate e nella loro unione fraterna “tutti per uno, uno per tutti”, che i tre moschettieri trovano il coraggio per andare avanti.
In fondo, le agguerrite guardie del cardinale Richelieu, erano ben misero ostacolo in confronto alla convivenza con i loro incubi e fantasmi del passato.
Proprio in questo contesto i tre veterani, Athos, Porthos e Aramis, rivedono nel giovane D’Artagnan se stessi quando avevano la sua età, quando anche loro erano ragazzi pieni di sogni e di passioni.
Per questi motivi gli diventeranno fedeli amici e compagni d’armi, nel tentativo di proteggere la sua incolumità e il suo cuore ancora puro.
Ho letto questo libro quando ero adolescente e anche il mio cuore era come quello del giovane guascone, mentre oggi ormai quarantenne, il mio animo è più simile a quello di Athos.
Oggi la mia missione, è tentare di proteggere il cuore di mio figlio sedicenne dalle tempeste della vita, in quanto rivedo in lui il giovane D’Artagnan.
Adriano


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