Ho pensato questo articolo mentre andavo in bici, uno dei momenti in cui riesco a riflettere e ad essere positivo e costruttivo.
Walter Bonatti ci dona la sua silenziosa ma luminosissima figura, dalla seconda metà degli anni ’40, in un periodo dove una nuova schiera di eroici cavalieri moderni, quali Fausto Coppi, Gino Bartali e il Grande Torino, tentano con le loro imprese di ridare felicità ad un popolo ancora dilaniato dai postumi della guerra civile.
Walter però non si limiterà a compiere imprese meravigliose quali le scalate della parete nord del Cervinoo le sue incredibili esplorazioni in luoghi della Terra dove quasi nessuno osava mettere piede.
Lui ci trasmette una visione del viaggiare e della montagna, non come una semplice conquista geografica, ma come un momento di espansione del nostro spirito, un amplificazione, spesso solitaria, delle nostre emozioni.
Non importa se ci troviamo in Amazzonia o in un bosco a pochi chilometri da casa nostra, Walter ci insegna che l’Avventura è sognarla!
Questo ci trasmette attraverso i suoi libri, scritti con linguaggio semplice e non accademico, alla portata di tutti.
Le sue preziose memorie negli ultimi vent’anni hanno rivoluzionato il mio modo di viaggiare, preferendo ad esempio, girare per un mercato rionale della Lituania, dove potevo davvero respirare le abitudini, i profumi o le parole di un popolo, piuttosto che rintanarmi nei loro musei.
Lo stesso vale per quando scalo una montagna in bici o a piedi, non avrebbe senso esaltarsi della sola conquista fisica della vetta, se prima non si ci è goduti i suoni, i colori e i particolari unici di quel luogo.
Mi piacerebbe riuscire a trasmettere questo spirito a mio figlio, sarebbe per me la vetta più bella della mia
vita.
Adriano


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