UN PEZZO DI SPECCHIO

E l’angelo disse prima che nascesse:

“Sei una bambina forte Alice, molto forte, ti darò la forza di sopportare il dolore più profondo, rinascerai altre cento volte a livello spirituale, amerai incondizionatamente e come non tutti sanno fare, per questo motivo, meriterai il disegno più astratto che abbia mai fatto. Fatico anche io a ricordarmi cosa avevo messo su carta per te, ma fidati, sarà meglio di un Picasso. Tanto che ogni volta che penserai di essere arrivata, ti accorgerai di non essere nemmeno ancora partita. Ora vai, tienilo stretto e non farne parola con nessuno, nasci nella famiglia che ho designato per te e coloralo crescendo, affinché quando ci rivedremo, saremo entrambi soddisfatti”. 

Acciminkia. Dico solo quello, perché alle volte ci vuole. Alice non ricordava più che disegno fosse, credo lo avesse scordato nella pancia di mamma, uscendone in maniera così pigra che ci andò il forcipe a tirarla fuori. Ma di certo, era astratto, questo lo confermo. Un ammasso di robe indistinte, come poteva colorarlo se nemmeno ne ricordava i bordi. E così andava a trattoni, sicuramente fuori perimetro, e qualche volta le si erano anche scolorati i pennarelli. Aveva dunque continuato a matita, e anche con i pastelli a cera e con le tempere. Un pasticcio di colori più o meno intensi, e quanti errori, ma la gomma non le era stata data. Oggi era di nuovo nella sua quotidianità, Alice, con il suo telo da mare disteso sull’erba, il libro, sigarette e cuffiette per ascoltare la musica. Il cielo brutto, nuvoloni scuri e bassi, che a tratti facevano uscire un sole cocente. Per poi nasconderlo di nuovo e magari lasciar cadere qualche goccia, ma proprio solo qualche. Rimaneva a leggere, a pensare a niente, non ne aveva voglia. Le formichine ogni tanto sulle gambe, la pace di poter non fare e non pensare, quale privilegio! Qualcuno si gettava dalla collina più alta con il parapendio e atterra improvvisamente proprio vicino a lei. Qualcun’altro portava i bimbi a fare un giretto nei paraggi, ma nessuno le impicciava i pensieri. Alice si sentiva vuota ma tranquilla, quasi amorfa, asettica, inesistente. Non era il suo status, non si riconosceva in quello stallo emotivo. Doveva andare così alla fine della fiera, come diceva sempre uno dei suoi migliori amici reali. Così, nel tardo pomeriggio e prima che calasse il sole sbadiglioso, Alice si preparava a rincasare con calma, puliva la zona invasa dalla sue mole e veniva via con passo lento, arresa, giornata terminata, le spalle lievemente arrossate. Davanti a lei qualcuno scendeva dalla moto. Aperta la giacca di pelle e prima che togliesse il casco, lei riuscì solo a dire “Non è possibile”. Non credo che le fossero uscite altre parole, non lo so più, tilt completo. Forse una bestemmia, forse un comizio. Era Lui dannazione, con il suo stramaledetto sorriso, quello che le toglieva il fiato. Ma perché? Perché come si fermava, Lui le rimetteva in moto la vita dentro? Perché le piaceva così tanto da fermare il mondo circostante? Era felice, Alice baldanzosa. Felice e arrabbiata, più felice che arrabbiata. Così ributtando il telo sull’erba si misero a parlare, leggeri, nulla di troppo pesante, non ne sarebbe stata capace. Se stava male difficilmente ne riusciva a parlare, ma sorridere era la medicina giusta. Tanto non sarebbe cambiato nulla. Se non il fatto che vicino a Lui lei si sentiva viva, che strano effetto poteva farle quella creatura. Ma lei… quella sera… quella dannata domenica… ma non poteva darsi malata e non andare alla festa?!Sua figlia immaginaria, Violante, se mai fosse esistita, avrebbe saputo che mai avrebbe dovuto dare confidenza agli sconosciuti. Le avrebbe aggiunto di non accettare e non chiedere mai passaggi fino a casa, non chiedere l amicizia su Facebook e nemmeno accettare quei bellissimi baci da chimica pura. Lo avrebbe insegnato anche alle altre due sorelle, Giorgia ed Matilda. Lo teneva vicino il suo Bianconiglio, stretto a lei. Sarebbe tornato da dove era venuto come sempre, lasciando in subbuglio ogni cosa, come sempre. Ma stava bene, nonostante la fatica di capire che sì, era veramente accanto a lei. Poi la pioggia, pareva stesse per piovere seriamente. Era in moto e Alice lo lasciò andare via congedandolo velocemente per evitargli la fradiciata. Io posso solo dire una cosa adesso, da narratore, perché sono sul letto con gli occhi a cuoricino ripensando alla mia Alice. Era così bella accanto a Lui, non le occorreva più nemmeno un pezzo del suo specchio. Perché tanto la sua immagine, si specchiava perfettamente negli occhi di quell’uomo. Il suo uomo, a tempo.

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