Nei momenti di sconforto, Alice aveva imparato a viaggiare di fantasia. E non solo. La sua passione più grande era da sempre il mare. Così prendeva una borsa capiente, ci metteva dentro occhiali da sole, crema protettiva per il sole, sigarette in abbondanza e due soldini di sopravvivenza. E via. Correva al mare, quello più vicino, quello non tanto pulito, ma bello da riempirle il cuore. L’aria zuppa di sale la riempiva anima e corpo, anima e pelle. Si stendeva al sole, sullo scoglio meno appuntito del molo, lasciava dietro di lei le famiglie numerose, il mondo intero. Davanti a lei, l’immenso. E nessun pensiero pesante. Con una birra ed un pezzo di focaccia, si sentiva libera di poter dimenticare le lacrime. Poi puntualmente, nella libertà dei suoi pensieri salati, arrivava un messaggio di lui, del suo Bianconiglio. “Dove sei…”. Sì… dov’era Alice? Lontano dai suoi occhi, vicinissima al suo odore, tanto che lo poteva respirare. Alice sorrideva di rivincita, la voleva allora! Che nervoso. Così rimetteva tutto in borsa, alla rinfusa, promettendogli un appuntamento già per la sera. Rientrando il suo cuore era così leggero… quale chimera! Era come tentare di scappare, avendo una corda dorata attorno al collo, che più di tanto non ti fa allontanare. Alice innamorata di un uomo non suo. Alice persa nelle attese di un attimo per lei eterno. E così, la sera, l’amore per ore. Le non promesse, le bugie mai state più belle. Almeno per lei. Le bottiglie di vino buono, le olive cotte nel sugo, raccolte dalle dita di lui e appoggiate sulle labbra di lei. Quale uomo poteva essere più sexy?! Era così affascinante nella sua camicia bianca immacolata, i bottoni sapientemente lasciati sbottonati, la pelle colorata dal sole, la barba profumata di zucchero filato. Alice era estasiata dalla musica jazz a volume sostenuto, pareva aiutasse gli ingredienti in pentola ad amarsi tra loro, proprio come loro due. La mattina seguente, Alice si svegliava nuda tra le lenzuola disfatte, compiaciuta. Si girava sul fianco per ammirare il suo Bianconiglio assorto. Era bello. Dio quanto era bello. Così piccolo ed inerme. Non più nel personaggio perfettamente studiato per ammaliare. Era uomo semplice, quasi un angelo innocente. Ed il suo telefono spento, non permetteva il disturbo di altre donne. Era solo di Alice, ancora per qualche ora. La luce del sole iniziava a bussare tra le fessure delle finestre, illuminando i particolari di una stanza in legno molto accogliente, un nido di travi a soffitto e mobili in noce scura. Davanti al letto, uno specchio enorme. Alice ci si rifletteva dentro e nuda com’era, poteva essere un’altra. Non provava vergogna, né soggezione. Era solo donna, bella ed adulta, amante di una creatura che voleva per sé e che solo Dio sapeva se mai lo sarebbe stata. Si alzava a stento per preparargli la colazione. Caffè, qualche biscotto, una spremuta d’arancia e un vassoietto di legno per accogliere il tutto. Glielo portava stracolmo a letto e lui, alzandosi seduto un pochino stropicciato, le porgeva il sorriso più bello che lei potesse immaginare. “Buongiorno amore. Colazione e poi devi andare”. Dove doveva andare Alice?! Perché doveva andare?! Allora guardava lo specchio dove poco prima era nuda e pensava di attraversarlo. Solo lì lui non l’avrebbe mandata via. “Alice svegliati….” la sua coscienza bruciava come lava. La sua coscienza era una bambolina infinitamente piccola nascosta dentro di lei, perennemente stizzita dalle scelte avventate della sua padrona. Era una mini Alice, molto più saggia, molto più seducente. Sapeva sempre cos’era meglio fare o dire, ma Alice non la ascoltava mai. Vi è mai successo di amare un sogno e faticare a svegliarvi?! Quale condanna povera Alice….


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