Alice viveva una storia d’amore di non amore. Era una chimera. Un cliché. Intrappolata in una gabbia dorata, pur sempre gabbia però. Alternava momenti idilliaci di sesso prorompente e dolcezza infinita, a eterne giornate vuote, nelle quali non lo sentiva e lo sapeva in compagnia di altre fanciulle.
Più datate di lei, ma più basse e più affini al suo modo di vivere. Eppure la tratteneva in qualche modo, e lei non aspettava altro che il suo turno.
Alice aveva fatto l’amante in passato con altri uomini, era stata una sua scelta, ne traeva i benefici riservati a chi è comunque una seconda scelta.
Ma era consciamente imbarcata e sapeva fin dove potersi spingere. Qui invece, era seconda, terza, ultima, non classificata, fin tanto che non era tra le sue braccia. Lì si sentiva la prima.
Poi il gioco perverso si ripeteva perpetuo, non si arrivava da nessuna parte, per ogni pseudo progresso, corrispondeva un’altrettanta amara sconfitta.
Alice si guardava riflessa nel suo specchio la sera in camera e non vedeva altro che un’altra Alice. E poi un’altra dietro ad essa e ancora un’altra. Come quando metti due specchi uno di fronte all’altro, la tua figura si proietta infinite volte dentro, fino a farti perdere la tua individualità.
Persa completamente,
Alice era smarrita dentro se stessa e non trovava più nemmeno i suoi compagni di fantasie, sola, perdutamente sola. Il cappellaio matto la aspettava in cuor suo, la chiamava e lei si faceva negare, come se davvero fosse fidanzata con il suo Bianconiglio reale, perdendo ogni occasione diversa di essere conquistata.
La regina di cuori si moltiplicava, un giorno era insegnante di scuola primaria, bassa e tozza. Un altro, una sposa infedele, bassa e magra. La non atezza era una costante in totale conflitto con la sua “altezza mezza bellezza”.
Intanto Alice aspettava il suo turno. Era più bella esteticamente sì, ma più triste dentro l’anima. Erano sempre più rari i suoi estraneamenti fantastici, più marcate l’ansia e la morbosità. “Alice mangia per favore, stai scomparendo” le ripeteva la mamma premurosa. Alice non sentiva. Non aveva appetito. Poteva essere meglio di così, lei lo sapeva, ma il modo le sfuggiva. E poi si doveva preparare al prossimo appuntamento concesso dal suo amore…. sarebbe stato perfetto, si sarebbe fatta scegliere. Povera Alice…. specchio riflesso, se lo guardi sei un fesso. Così si dice, no?!
E tu che Alice sei?
Buon viaggio interiore la Rubrica di Alice


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