IL BANDITO E IL CAMPIONE

E’ un libro che ho letto qualche anno fa, è una storia vera che ha ispirato anche il cantante Francesco DeGregori.
Tratta delle vicende parallele del primo Campionissimo del ciclismo Costante Girardengo e del bandito Sante Pollastro, che avevano in comune il luogo di nascita, Novi Ligure, la stessa condizione sociale, figli di contadini e la medesima bruciante passione, il ciclismo.
Ma il destino li porterà su strade diverse, poiché Costante possedeva la classe e la passione, mentre Sante ne aveva la passione e la rabbia.
Non però la rabbia agonistica positiva, ma bensì, la rabbia dei poveri verso chi possedeva troppo e umiliava la sua famiglia e la sua classe sociale.
Così, mentre Costante diventerà il freddo, ma amato Campionissimo, Sante prenderà la strada del banditismo, spesso in fuga dalla legge con l’amata bicicletta, destando comunque, anche se in maniera diversa, fama e celata ammirazione tra gli umili.
Ho letto questo libro pochi anni fa, quindi non ha influito sul mio carattere e sulle mie scelte di vita, come i romanzi cavallereschi della mia adolescenza, come Cirano, o i valorosi Moschettieri, che mi avevano dato l’illusione che con valori quali, l’onore, l’altruismo, il buon esempio, il volontariato, avrei potuto contribuire a migliorare il mio pezzo di mondo.
Ma mi ha aiutato a ricordare, spesso in modo doloroso, il lato peggiore della mia avventura nel ciclismo e un lato oscuro della mia anima.
Certamente la bicicletta per me è stato un atto di amore che mi ha trasmesso mio papà, fin da quando da bambino mi portava al Giro d’Italia.
E’ stato amore per l’avventura e la natura, con molte storie di amicizia e solidarietà.
Ma è stato anche andare in fuga dalla torrida solitudine interiore, dai tormenti esistenziali, un voler dimostrare una forza, spesso cattiva, è stato anche piacere silenzioso nell’umiliare l’avversario staccato in salita.
E’ stato un modo rabbioso per poter dimostrare, ad avversari che nella vita potevano essere persone temute o più rispettate, solo per la loro più elevata posizione sociale, che sul “campo di battaglia” si era tutti uguali, che i loro titoli non contavano più nulla sulla sporca strada, che un “ultimo” poteva battere un “primo della classe”.
Nel bene e nel male, nella mia avventura ciclistica, sono stato un po il campione e un po il bandito.

La Rubrica di Adriano C.

Buona lettura

E se hai qualche libro da proporre scrivi a rubrica.sheryl@gmail.com

Lascia un commento