Il brucaliffo era un’entità fantastica, in tutti i sensi.
Alice lo incontrava nei suoi voli pindarici, si sedeva accanto a lui sull’erba ancora umida di rugiada, spesso a testa in giù come si conviene. Insieme fumavano il narghilè dell’arcobaleno, un mix di frutta, colori e profumi. Se lo passavano raccontandosi storie di vita irreale per non pensare alla tristezza ed ai problemi di la fuori.

“Vedi Alice, voler bene è volere il bene di e per quella persona. Lascialo andare, lascialo fare. Se tornerà, sarà perché avrà scelto te” le consigliava lui, strafatto mistico dalle mille gambe.
Poi lei si svegliava in un lago di sudore improvvisamente. E non ricordava altro che quella frase. Lo doveva lasciar andare. Non dimenticare per carità, semplicemente accettare il suo essere con un’altra donna.
Quanto era difficile lottare con la gelosia!!! Alice era sempre stata gelosa, imperturbabile terrona nell’animo. Le giornate passavano lente, ma il sole primaverile la aiutava ad uscire per camminare tra le campagne incolte.
Lì si perdeva ancora, mirando le nuvole che correvano nel cielo a tratti terso, a tratti triste. Poi improvvisamente, dal nulla, lui. Era appoggiato alla sua moto, il casco imbrancato al braccio, gli occhiali scuri in viso, la barba perfettamente curata, il capello minuziosamente gestito con un ciuffetto davanti all’insù. Giacca di pelle aperta su una camicia bianca Bianconiglio, jeans attillato e scarpa firmata. Quanto aveva fumato con il Brucaliffo?! Poteva essere vero oppure era un’allucinazione? Quanto era sexy però…. Alice l’avrebbe voluto mangiare, assaporare in tutte le sue sfumature. Era tornato il Bianconiglio, era tornato da lei così, così per come l’aveva conosciuto.
Dal nulla.
Alice si sentiva le guance zuppe di lacrime mentre rideva, rideva senza nemmeno accorgersi che era già tra le sue braccia. E quel profumo, quell’odore di uomo, quel richiamo di ormoni mischiati allo zucchero filato, era il Paese delle meraviglie.
“Alice. Ascoltami. Tu sei troppo per me. Restiamo amici. Amici speciali. Non mi va di perderti. Ti va di cenare insieme?”. Alice aveva ascoltato solo l’ultima frase ed a quell’invito, non avrebbe rinunciato per nulla al mondo. Tornò a casa camminando sulle nuvole, con il sorriso negli occhi di chi ha già vinto tutto.
Con il sogno nella testa di chi non ha bisogno di chiudere gli occhi per immaginare il suo luogo perfetto. Si tornava nel nido dell’amore, si sarebbe fermata a dormire, ne avrebbero parlato sì, ma tanto ormai era suo. Amici mai. Per chi si cerca come loro…. non è possibile. A casa sua la sera, tutto era per come Alice l’aveva lasciato. Addirittura il suo latte di soia in frigo, lì era rimasto a sonnecchiare indolenzito, e forse, era persino da buttare ormai.
Il Bianconiglio aveva preparato una tavola d’alta ordinanza, tutto predisposto in un ordine quasi maniacale, il sugo bolliva sul fuoco, la pancetta friccicava in padella. Un profumo inebriante, molto meglio del fumo del Brucaliffo pensava Alice. Una pace da stordimento, le candele aromatizzate all’arancia e sandalo, accese sulle mensole tutt’intorno. La bottiglia del prosecco stappata col fumello dal collo della bottiglia, che Alice adorava. E lui…. lui. Lui in quel momento era di Alice, solo sua. Per quanto non si poteva dire, intanto adesso era con e per lei. E la regina di cuori l’avrebbe scoperto solo dopo, troppo tardi comunque. Alice voleva il suo bene. No, non di lui. Il suo bene, di lei. E lo voleva veramente.
Buon viaggio da Alice


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